Santa Cruz de la Sierra

Racconti dal Servizio Civile

Ti ho conosciuto nei mesi più caldi e umidi dell’anno. Mi hai fatto sudare, imprecare e alla fine tornare. Non ero convinta nemmeno io. Non mi piacevi, odiavo le tue temperature, la tua umidità, le tue dimensioni. Non ti capivo, facevo fatica ad orientarmi, ad apprezzarti, a scorgere la tua bellezza; eppure, mi avevi toccato il cuore. Forse, allora, ero prevenuta nei tuoi confronti ma da quando sono tornata ad oggi ho provato a conoscerti e, in parte, a rivalutarti.

I tajibos in fiore, i colori del cielo al tramonto, le amache guaraye, i kuñape, il sonso al palito, la yuca, il majadito, la bandiera cruzeña hanno cambiato il mio sguardo, giorno dopo giorno.

Mi è stato detto che a Santa Cruz ‘todo se siente más, la calor, el frio, la humedad. Te entran en los huesos y te hacen sentir más’.

Un sentire viscerale che smuove convinzioni, pregiudizi, sguardi.

Certo non è stato solo merito tuo. Non sarei riuscita a cogliere queste sfumature senza aver conosciuto i ragazzi del Centro Fortaleza e le ragazze e i bambini del Centro Madre Maria. La loro presenza quotidiana, le loro storie, i loro volti mi hanno insegnato ad amare anche laddove sembra impossibile si possa sentire ancora. Là, dove la violenza, le cicatrici e le ferite aperte, segnano le vite di ciascuno di loro, mi è stata insegnata la bellezza di un sentire profondo che strugge e riempie allo stesso tempo.

In questi mesi, svincolata dall’urgenza del fare e nella semplicità di uno stare lento e disinteressato, ho colto la tua bellezza.

Indietro