Quito – Ecuador
Racconti del Servizio Civile
Per la prima volta sono stata qui nei mesi di agosto e settembre, il periodo in cui fiorisce l’arupo, l’albero simbolo di Quito, che ha colorato la città di rosa al mio arrivo, rendendolo magico.
Dopo aver vissuto a Quito per quasi sette mesi nel 2023 per motivi di studio, per la prima volta ho avuto l’opportunità di intraprendere un’esperienza di servizio e volontariato, che mi ha permesso di conoscere più da vicino l’ambiente lavorativo ecuatoriano. Ho capito che i ritmi sono piuttosto diversi da quelli italiani, più lenti, e ho notato alcune differenze interessanti: da un lato, una certa rigidità gerarchica, ma dall’altro la presenza di donne in tutti i ruoli di responsabilità – almeno qui, alla Caritas – e un ambiente che valorizza la condivisione, come i pranzi mensili che facciamo per festeggiare i compleanni dei colleghi.

Per la prima volta ho condiviso il mio spazio personale con delle persone della provincia di Esmeraldas, Yanny e Cristina, due donne straordinarie che lavorano nel seminario. Con loro mi sono sentita subito a casa: mi accolgono sempre con un abbraccio che scalda anche le giornate più fredde e ventose di Quito, si preoccupano per me come farebbe una nonna, chiedendomi se ho mangiato abbastanza, e mettono anima e cuore nel loro lavoro, affinché ogni ospite si senta il benvenuto. In poco tempo, da loro ho imparato tanto. Ho imparato ad aprire le conchas (più difficile di quanto sembri!), a preparare il mio primo sancocho, una zuppa tipica del Sudamerica con platano verde, choclo, carne e yuca, ed a preparare le empanadas de verde (per ora solo da spettatrice, ma prima o poi ci proverò anch’io). Ma soprattutto, ho imparato ascoltando le loro storie: mi hanno raccontato come si vive nella loro terra, come la situazione sia cambiata negli ultimi anni, dopo la pandemia e con l’aumento della presenza di bande criminali in Ecuador, e come tutto questo influenzi il futuro dei loro giovani.




Ho anche vissuto per la prima volta il periodo della colada morada e delle guaguas de pan, una tradizione tipica tra ottobre e novembre legata alla commemorazione dei defunti. Questa usanza unisce elementi indigeni e cristiani: le popolazioni originarie preparavano bevande a base di mais e frutti rossi come offerta agli spiriti dei loro antenati, e con l’arrivo del cristianesimo la pratica si è fusa con la celebrazione cattolica del Giorno dei Morti. Oggi la colada morada si accompagna alle guaguas de pan, piccoli pani dolci a forma di bambino che simboleggiano la vita. Che dire… buonissima!!!
Un’altra prima volta è stata partecipare, insieme a Irene, a un matrimonio ecuatoriano, quello di un’ex collega di Caritas che inizialmente doveva essere la nostra responsabile. È stata un’esperienza davvero unica e divertente, dove abbiamo potuto conoscere fin da subito nuove tradizioni ecuatoriane, ballare, cantare ed emozionarci. Inoltre, ci ha permesso di conoscere meglio alcune delle nostre colleghe.

Per la prima volta ho anche partecipato a un’attività di volontariato per i senza tetto del centro storico di Quito, preparando e distribuendo pasti caldi. È un’esperienza davvero bella e importante, che mi permette di aiutare gli altri e di stringere nuove amicizie.
Infine, per la prima volta, ho potuto ammirare dei tucani in libertà, a Mindo, uno dei miei luoghi preferiti in Ecuador.
Questi primi tre mesi di servizio civile in Ecuador sono stati piuttosto tranquilli, ma senza dubbio un periodo di scoperta, adattamento e crescita personale. Ogni esperienza, dalle più semplici alle più profonde, mi ha insegnato qualcosa: sull’Ecuador, sulle persone che lo abitano, ma anche su me stessa. Ho imparato ad apprezzare i ritmi più lenti, il valore della condivisione e della comunità, la forza delle donne che incontro ogni giorno e la bellezza delle piccole cose, come un abbraccio sincero o un piatto preparato insieme.

